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  ghezzichristian L'arte vola attorno alla verità
 
Diario
 


Come dice Péguy
"Una parola non è la stessa in uno scrittore e in un altro. Uno se la strappa dalle viscere, l'altro la tira fuori dalla tasca del soprabito"

Come dice il motto di Viaggialibro
"gira e rigira non è soltanto un libro".
Forse è per questo che ogni pagina ci lascia qualcosa dentro, ci rende più ricchi, ci rende qualcuno con qualcosa in più...

Ho finito di leggere "Io sono di legno" di Giulia Carcasi. mi sa che dal 12 di febbraio troverete una recensione sul sito di Viaggialibro... per ora posso solo dirvi che è scritto veramente bene...


Finito un libro se ne inizia un altro! "Il cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini... ambientato a Kabul. la storia di un ragazzo che diventa uomo nell'intreccio di un presente accerchiato dal ricordo di un passato difficile da accettare... vediamo come va avanti... per ora sono a metà! FINITO!!!! è fantastico... l'ultimo respiro ti rimane in gola, non lo butti fuori più se non immaginando una continuazione...

ero in treno... e indovinate un po'? ho iniziato a leggere un libro... che novità direte voi... "La ricerca della felicità"... sì, proprio quello da cui è stato tratto il film... vedremo. poi dovrò vedere il film...




http://www.viaggialibro.it


14 aprile 2007

Povertà

Il nodo della cravatta ti stringe la gola, ferma quella sensazione di resa lì, tra la lingua e la bocca dello stomaco che si è chiusa all'improvviso. A volte capita in treno, alla fine di una giornata passata a correre tra un appuntamento e l'altro, tra una riunione che da frutto e un'altra, che a posteriori, era meglio evitare. In treno o in mezzo a una strada. E che non mi vengano a dire che la povertà passa inosservata, che la povertà non ti stringe le budella, non ti irrita il naso con quel suo odore acre che risveglia i nervi, li infiamma, fino a quasi farli esplodere. La povertà, quando te la trovi davanti - quando te la sbattono davanti -  è un pugnale che non puoi schivare, è il colpo assestato nella notte a cui non volevi credere, in quella notte che accecavi con la luce artificiale del non-interesse.
Eppure non si riesce a ignorare un volto, uno sguardo di bambino che ti viene  gettato tra le braccia che stringono una borsa o il cellulare che ti mette in comunicazione con chissà quale luogo, quale persona. 
E un altro tarlo lavora i pensieri: che la povertà non sia solo una questione di soldi ma anche, soprattutto, di affetti, di amore, di calore..
Quello che provi all'improvviso è un miscuglio di sensazioni, una raffica di dubbi che sembrano sfociare nella resa, nel sipario che viene chiuso di corsa con quegli occhi a fissare il vuoto fuori dal finestrino o l'incrocio della prossima via da imboccare...




permalink | inviato da il 14/4/2007 alle 12:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


1 aprile 2007

guardandosi intorno...

c'era un tipo, un cantante, uno che di nome faceva Giorgio, il quale diceva che "la libertà non è stare sopra un albero... libertà è partecipazione"... di cognome faceva Gaber.
e penso che mai come oggi siamo lontani da questa libertà, mai come oggi lo sguardo di ognuno non va oltre il proprio misero metro quadro, sguardo che punta il cielo, sguardo che è parralelo al tronco del proprio albero. e da sopra quell'albero si crede di dominare il mondo, di respirare un'aria pura, di essere liberi e di poter raggiungere la vetta di quel pino che è lì, a un salto. perchè lì, sicuramente, l'orizzonte sarà più ricco, più affascinante. e così scaliamo, tutti corriamo lungo la verticale del successo...
a me sta venendo voglia di rimettere i piedi a terra, di trovarmi un pezzo di terra e di tornare in campagna circondato da zappe e stivali in gomma per quando si irriga il campo. e sentire il sudore della fatica avvolto dalla brezza che scende leggera dalla montagna all'avvicinarsi della sera. Ho in testa un luogo, il luogo delle mie vacanze dove il gas metano è arrivato solo da qualche anno e le macchine sono in numero inferiore rispetto agli abitanti...
perchè forse con i piedi per terra riesci a dare del "tu" alla vita, a volare nonostante il peso del corpo... eppure non trovo il coraggio di scendere da quest'albero che sto scalando. quasi che il viaggio orizzontale fosse meno gratificante di una vita che non hai il tempo di vivere, di quella scalata che, storicamente, non porta alla felicità...
certo che l'uomo è strano, dico: l'uomo di questo secolo, l'uomo in carriera, l'uomo che quando gli si chiede chi è dice "sono un dottore", "sono un ragioniere", "sono un architetto"... perchè il verbo "fare" ha perso il suo fascino, è stato inglobato dal verbo "essere"... o forse è il verbo essere che è stato inglobato dal verbo fare...già. E nella mente, con la voce di Giorgio Gaber in sottofondo, una voce sussurra... "faccio il contadino"... peccato che quando mi hanno iniziato alla scalata mi hanno raccomandato di non guardare in basso... "Le vertigini!" si sono raccomandati, "attento alle vertigini, guarda sempre in alto, guarda sempre chi sta sopra di te non chi ti sta sotto". e ora che ogni tanto lo sguardo punta verso il suolo (e non verso il cielo - perchè forse le radici del cielo le trovi comunque a terra - ) ho paura che scendere significhi schiantarsi al suolo senza alcuna possibilità di un successivo respiro. che la distanza da terra sia già troppa, che mi servirebbe un paracadute, che forse è troppo tardi... 




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