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guardandosi intorno...

c'era un tipo, un cantante, uno che di nome faceva Giorgio, il quale diceva che "la libertà non è stare sopra un albero... libertà è partecipazione"... di cognome faceva Gaber.
e penso che mai come oggi siamo lontani da questa libertà, mai come oggi lo sguardo di ognuno non va oltre il proprio misero metro quadro, sguardo che punta il cielo, sguardo che è parralelo al tronco del proprio albero. e da sopra quell'albero si crede di dominare il mondo, di respirare un'aria pura, di essere liberi e di poter raggiungere la vetta di quel pino che è lì, a un salto. perchè lì, sicuramente, l'orizzonte sarà più ricco, più affascinante. e così scaliamo, tutti corriamo lungo la verticale del successo...
a me sta venendo voglia di rimettere i piedi a terra, di trovarmi un pezzo di terra e di tornare in campagna circondato da zappe e stivali in gomma per quando si irriga il campo. e sentire il sudore della fatica avvolto dalla brezza che scende leggera dalla montagna all'avvicinarsi della sera. Ho in testa un luogo, il luogo delle mie vacanze dove il gas metano è arrivato solo da qualche anno e le macchine sono in numero inferiore rispetto agli abitanti...
perchè forse con i piedi per terra riesci a dare del "tu" alla vita, a volare nonostante il peso del corpo... eppure non trovo il coraggio di scendere da quest'albero che sto scalando. quasi che il viaggio orizzontale fosse meno gratificante di una vita che non hai il tempo di vivere, di quella scalata che, storicamente, non porta alla felicità...
certo che l'uomo è strano, dico: l'uomo di questo secolo, l'uomo in carriera, l'uomo che quando gli si chiede chi è dice "sono un dottore", "sono un ragioniere", "sono un architetto"... perchè il verbo "fare" ha perso il suo fascino, è stato inglobato dal verbo "essere"... o forse è il verbo essere che è stato inglobato dal verbo fare...già. E nella mente, con la voce di Giorgio Gaber in sottofondo, una voce sussurra... "faccio il contadino"... peccato che quando mi hanno iniziato alla scalata mi hanno raccomandato di non guardare in basso... "Le vertigini!" si sono raccomandati, "attento alle vertigini, guarda sempre in alto, guarda sempre chi sta sopra di te non chi ti sta sotto". e ora che ogni tanto lo sguardo punta verso il suolo (e non verso il cielo - perchè forse le radici del cielo le trovi comunque a terra - ) ho paura che scendere significhi schiantarsi al suolo senza alcuna possibilità di un successivo respiro. che la distanza da terra sia già troppa, che mi servirebbe un paracadute, che forse è troppo tardi... 

Pubblicato il 1/4/2007 alle 19.23 nella rubrica Diario.

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