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Povertà

Il nodo della cravatta ti stringe la gola, ferma quella sensazione di resa lì, tra la lingua e la bocca dello stomaco che si è chiusa all'improvviso. A volte capita in treno, alla fine di una giornata passata a correre tra un appuntamento e l'altro, tra una riunione che da frutto e un'altra, che a posteriori, era meglio evitare. In treno o in mezzo a una strada. E che non mi vengano a dire che la povertà passa inosservata, che la povertà non ti stringe le budella, non ti irrita il naso con quel suo odore acre che risveglia i nervi, li infiamma, fino a quasi farli esplodere. La povertà, quando te la trovi davanti - quando te la sbattono davanti -  è un pugnale che non puoi schivare, è il colpo assestato nella notte a cui non volevi credere, in quella notte che accecavi con la luce artificiale del non-interesse.
Eppure non si riesce a ignorare un volto, uno sguardo di bambino che ti viene  gettato tra le braccia che stringono una borsa o il cellulare che ti mette in comunicazione con chissà quale luogo, quale persona. 
E un altro tarlo lavora i pensieri: che la povertà non sia solo una questione di soldi ma anche, soprattutto, di affetti, di amore, di calore..
Quello che provi all'improvviso è un miscuglio di sensazioni, una raffica di dubbi che sembrano sfociare nella resa, nel sipario che viene chiuso di corsa con quegli occhi a fissare il vuoto fuori dal finestrino o l'incrocio della prossima via da imboccare...

Pubblicato il 14/4/2007 alle 12.20 nella rubrica guardando il mondo.

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